Il Bayern è campione d’Europa

Il Bayern è campione d’Europa

Meritatamente. Per tutto quanto visto sin qui, un percorso cristallino e disseminato di record. Una stagione perfetta, che si conclude col triplete.

Chi scrive ha sempre ribadito che i bavaresi erano i favoriti. I pronostici sono stati rispettati e non ci sono state sorprese. Il Psg conquista l’onore delle armi, in una partita ben giocata in cui ha avuto le sue chances, alcune sprecate anche coi suoi uomini migliori. Ma alla fine la solidità dei tedeschi ha fatto la differenza, e anche un Neuer eccezionale. In una partita che è sembrata equilibrata solo fino a un certo punto.

Da anni il club tedesco è ritenuto un modello di gestione, tanto dentro quanto fuori dal campo, il mix perfetto tra giovani e giocatori d’esperienza. Anche dal punto di vista societario si è tolto lo sfizio di raggiungere dei record (primo per ricavi da stadio) e ha saputo al tempo stesso conservare, e innovare.

In molti penseranno a Coman e Perisic, scarti della serie A che vanno a vincere altrove e fanno la differenza. Ma sarebbe troppo facile. Il Bayern ha raggiunto l’apice nell’era di Robben e Ribery, ma poi ha saputo programmare e costruire andando oltre i campioni stellari di quel ciclo. Non basta Coman a comprendere il tutto (davvero un ottimo giocatore e ancora giovane, ma ad oggi non certo un fenomeno), senza aggiungere Gnabry, Alaba, Goreztka, Thiago, Alphonso Davis e altri ancora.

Una politica seria e fin troppo quadrata, scelte di mercato oculate e un allenatore anti-divo, anti-personaggio, che ha raggiunto il massimo raggiungibile. Questo è il Bayern di Monaco, e adesso su quella bacheca di coppe dalle grandi orecchie ce ne stanno ben sei. Verrebbe da dire a molti dirigenti, copiate da loro.

Che forse, alla fine, qualcosa succede.