L’inadeguatezza di Paratici

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Andrea Agnelli, osannato dai tifosi ogni volta che parla in pubblico (vedasi l’affaire Juve-Napoli), non fa che ripetere a piè sospinto che lui ha un gruppo dirigente di primo livello, e che se lo tiene ben stretto.

Naturalmente rientrano nel complimento di gruppo anche Nedved e Cherubini, che però hanno ruoli diversi. Fabio Paratici ha rilevato la carica di Marotta a settembre 2018. Da quando ha lui il timone, abbiamo assistito alle campagne acquisti più schizofreniche dell’intera storia di Juventus Fc.

Il primo anno, senza Covid-19 a fornire alibi, Don Fabio ha cercato in tutti i modi di vendere il gioiello più prezioso della rosa, Paulo Dybala. Ha inseguito Lukaku, poi andato all’Inter, utilizzando proprio Dybala come moneta di scambio, ma non ci è riuscito. Ha faticato in modo incredibile a vendere, riuscendo a mettere a segno solo qualche plusvalenza, alcune delle quali poco lungimiranti (Kean, oggi al Psg e inseguito per un clamoroso ritorno in questa sessione).

Ha ceduto Cancelo per Danilo, che risulterà invendibile quando sarà il suo momento. Ha rinnovato Khedira a 6 milioni netti annui. Ha preso Pellegrini per Spinazzola. Non è riuscito a liberarsi di Higuain. E quella benedetta punta da affiancare a Ronaldo che non è mai arrivata. Ha preso i due parametri zero Rabiot e Ramsey pagandogli un ingaggio da faraoni egizi, che nella stagione passata hanno deluso oltre ogni nera aspettativa.

Quest’anno è quello del Covid-19. Dopo una pandemia e la conseguente crisi economica per tutti club era molto difficile operare, è verissimo. Ma perché quando Paratici acquista è ostaggio di chi vende, e quando vende è ostaggio di chi acquista? La rescissione di Higuain è stata un bagno di sangue dal punto di vista economico. Paratici ha trovato un accordo con Milik, ma al cambio di allenatore è stato abbandonato per virare su Dzeko. La telenovela estiva ha fatto davvero ridere, con Milik e il suo presidente di traverso, e alla fine Edin è rimasto a Roma, e non crediamo che Fabio ne sia uscito da leone da questa storia.

Paratici si è poi incartato con la questione Suarez tra burocrazia e passaporti per prendere alla fine la terza scelta, Morata, che per quanto amato, fuori dalla Juve ha collezionato solo delusioni, da Londra a Madrid. E che non sembra essere il partner ideale di Cr7. Anche dalla faccenda Suarez non è uscito certo con una bella figura. Ha poi ceduto De Sciglio, Douglas Costa, Rugani, Romero, Perin e Pellegrini. Tutti prestiti secchi. Matuidi rescisso con minusvalenza annessa.

Ora, se è Covid-19, lo è per tutti. Eppure il Milan ha venduto Paqueta (sì, Paqueta) per 20 milioni. L’Atalanta Diallo per 30. E gli esempi potrebbero seguire. Dunque perché solo Don Fabio non è riuscito a cavare un euro da queste cessioni? Sì, ha alleggerito il monte ingaggi, ma c’è da ricordare che quel monte è stato lui stesso a farlo innalzare fuori scala a suon di inspiegabili rinnovi.

Dulcis in fundo, ha acquistato Chiesa dalla Fiorentina, con una formula incredibile tra prestiti, mutui e fideiussioni, tra un anno o tra due, per una cifra che arriverà ai 60 milioni. Chiesa che non ha mai visto l’Europa un minuto. Mentre gente come Hakimi, che in Europa giganteggia da un po’, si vendeva per 40 milioni. Ha lasciato per la seconda stagione consecutiva la Juventus con un solo terzino sinistro. E una sola punta, che per di più è Morata.

Romero è stato acquistato per 26 milioni, per finire all’Atalanta in prestito oneroso (2 milioni + 2 di bonus) e un diritto di riscatto fissato a 16 milioni. Quindi anche col bonus ricaverà al massimo 20 milioni, 6 in meno della cifra di acquisto. Pellegrini, rientrato nell’operazione-plusvalenza Spinazzola, prestito secco ogni anno. Ci si chiede anche legittimamente quale sia la politica relativa ai giovani, se poi non ne arriva uno decente in rosa e si continuano a prestare gratuitamente in giro.

Paratici ha anche tentato di vendere Douglas Costa (senza esito) e di rescindere con Khedira da egli stesso rinnovato a 6 milioni (senza esito).

Rimangono tre cose buone: Arthur e Kulusevski (presi prima della pandemia, per fortuna), il primo con mega-plusvalenza incrociata grazie a Pjanic e ai debiti del Barcellona. Il secondo con Muratore. Terzo e ultimo McKennie, 2o milioni, che pare una buona operazione, ma è una scommessa tutta da scoprire.

A ben vedere, come scritto in questo articolo, in condizioni di difficoltà oggettive la Juventus di oggi si ritrova ringiovanita e con un monte ingaggi più leggero. Molte scommesse da verificare (allenatore in primis) e qualche grave lacuna ancora da colmare (terzini e attaccanti). Visto che era difficile, c’è da restare ottimisti sui risultati, ma il modo di operare di Paratici continua ad apparire indecifrabile. E si ha sempre quella brutta sensazione, di non essere mai in grado di negoziare col coltello dalla parte del manico, sia quando si vende, sia quando si acquista.

Si deve quindi sperare che Pirlo sia il prossimo Zidane, che Arthur e McKennie siano due fenomeni, che Morata torni quello del primo anno alla Juve, che non si faccia mai male Alex Sandro, che Chiesa faccia un salto di qualità, che Ronaldo non smetta di essere un marziano a 36 anni, e molto altro ancora. Senza contare che tutti i giocatori ceduti in prestito tra un anno torneranno alla base, e temiamo che saranno ancora delle belle gatte da pelare.

Quindi tra molte speranze e poche certezze, possiamo solo augurarci che Paratici ci smentisca tutti sui campi di gioco, continuando il ciclo di vittorie in Serie A e iniziandone uno nuovo di zecca in Champions League. Altrimenti, fossi Agnelli, continuerei a tenermelo stretto in gita, al ristorante e per le partitelle di calcetto del giovedì, ma per fare il Ds della Juventus mi affiderei a qualcun altro.