Ciao, Pablito!

Ciao, Pablito!

È col cuore pesante che scriviamo questo saluto. Nella notte ci ha lasciati Paolo Rossi, un calciatore che è stato profondamente amato indistintamente da tutti gli italiani. Aveva solo 64 anni. Un altro giorno triste per lo sport, per il calcio, e per tutta l’Italia.

Era un rapace dell’area di rigore, centravanti piccolo e di rapidità, capace di trasformare in un gol ogni mezza palla. Cresciuto nel Vicenza, passò al Perugia e poi Juventus. Tra le sue maglie figura anche quella del Milan. A Verona la chiusura della carriera. Con i colori bianconeri addosso ha vinto tutto, due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea, fino alla Coppa dei Campioni.

Ma è soprattuto per il mondiale del 1982 in cui fu anche capo cannoniere, che è diventato un eroe eterno, e universale. Coi suoi gol trascinò l’Italia di Bearzot sul tetto del mondo. Ero solo un bambino quando vidi quella finale. Ricordo il Presidente Pertini con la sua immancabile pipa, e Paolo Rossi era il solo calciatore che distinguevo dagli altri. “Quello magro magro, con le spalle cadenti” mi aveva detto qualcuno, e io avevo registrato e imparato, e così in pochi minuti divenne il mio idolo e quello di milioni di altri bambini.

Dopo la carriera calcistica è stato a lungo opinionista per Mediaset, Sky e Rai. Apprezzato per la sua schiettezza e per i modi garbati e per bene, simbolo di un calcio e di una televisione che non ci sono più. Oggi lo piangono tutti, la moglie e i figli, i suoi compagni del Mundial, delle squadre in cui ha giocato, i media e tutti gli avversari che ha incontrato e ai quali ha inflitto numerosi dispiaceri, facendo la cosa che sapeva fare meglio di tutte: gol.

Per tutti loro, per tutti noi, resterà per sempre Pablito, quel ragazzo che ci regalò i sogni. Ciao, campione.