Avidi, siamo proprio sicuri?

Avidi, siamo proprio sicuri?

Super greed, ossia super avidità, era scritto su uno striscione affisso al cancello della sede del Chelsea. Ma possono esser considerati avidi dei club che cercano maggior ricavi nel pieno della crisi economica causata dalla pandemia, quando la stessa Uefa distribuisce due miliardi in premi a fronte di 5,7 miliardi di ricavi? Specialmente in un contesto ove gli ingaggi richiesti dai calciatori e le commissioni dei loro agenti son costantemente in aumento senza che l’Uefa stessa abbia potuto o saputo regolamentarli?

Partiamo da una delle maggiori accuse rivolte ai club della Super League, ossia il voler distruggere i propri campionati nazionali, che appare evidentemente falsa leggendo i comunicati ufficiali in cui gli stessi affermavano di “voler disputare tutte le competizioni cui abbiamo diritto“. Tantomeno si può credere che i club avessero desiderio di abbandonare i diritti televisivi che gli competono (molto ricchi specie in Premier League) per disputare le partite dei rispettivi campionati di appartenenza.

La meritocrazia sarebbe stata garantita dalla Super League nella scelta per meriti sportivi di 5 squadre ogni anno, potenzialmente ogni anno differenti (tenendo conto, ad esempio, che per meriti sportivi salgono ogni anno addirittura meno squadre in Serie A). La Super League affermava di voler ridistribuire i ricavi in maniera solidale secondo un principio a piramide dalla cui cima i denari sarebbero discesi a tutte le società europee.

Una grande, evidentissima verità è il fatto che la Super League fosse nata per generare ulteriori ricavi per tutte le società partecipanti ma, come detto, essi proponevano una ridistribuzione e soprattutto (elemento che ben pochi hanno compreso) avrebbe permesso ad un grande numero di squadre di accedere ai premi Uefa. Molti, moltissimi hanno tralasciato di considerare che l’Uefa, per rispettare i contratti precedentemente firmati, avrebbe dovuto in ogni caso organizzare la Champions League sino al 2024 e per tale ragione avrebbe dovuto, obtorto collo, farvi iscrivere i club restati fuori dalla Super League che, insperatamente, avrebbero avuto accesso a premi sinora mai percepiti.

Il panorama calcistico europeo sarebbe dunque stato il seguente :

Super League: 15 club fondatori (di cui 12 li conosciamo mentre gli altri presumibilmente sarebbero stati Bayern Monaco, Borussia Dortmund e Psg) e 5 club ad invito, per meriti sportivi, ogni anno

Champions League: 32 club secondo i criteri già stabiliti ma che avrebbero visto declinare la partecipazione da parte dei 20 iscritti alla Super League, lasciando cosi spazio ad altri tra i quali in molti mai avevano avuto (od avrebbero avuto) accesso a questa prestigiosa competizione e, soprattutto, ai suoi premi in denaro.

Europa League: 2 club (come minimo) per Inghilterra, Italia e Spagna.

Vediamo per curiosità quali club, ad oggi, avrebbero partecipato dunque alla Champions League del 2021/22 secondo questa considerazione:

Inghilterra: Leicester, West Ham, Everton, Leeds United.

Spagna: Siviglia, Betis, Villareal.

Italia: Atalanta, Napoli, Lazio, Roma.

In soldoni, per capirci meglio:

– i 20 iscritti alla Super League avrebbero incassato (e redistribuito solidarmente, almeno, secondo quanto affermato) i ricavi dei diritti televisivi da loro negoziati per la loro competizione, le cifre apparse sui media anche se non confermate, stimavano in circa 3,5 miliardi di euro i ricavi del primo anno, ossia una media di 175 mln per club (quando nel 2019, ad esempio, fu il Barça che incassò la cifra maggiore con 117,7 mln);

– le altre società menzionate, disputanti Champions League ed Europa League, avrebbero incassato i premi previsti dall’Uefa, ossia circa 2 miliardi; i club italiani nella competizione 2019/20 hanno incassato rispettivamente: Juventus (86,8 mln), Napoli (65,8 mln), Atalanta (57,7 mln), Inter (46 mln).

Appare evidente che i premi incassati, seppur in maniera differente tra le competizioni, avrebbe costituito per quasi tutte le società di calcio europee una sorta di manna dal cielo tale da permettere :

– ai club più indebitati un piano di rientro se non l’estinzione quasi immediata dei debiti  (in due soli anni per Juventus, Inter e Milan e in tre anni per la Roma);

– alle Società più oculate ingenti benefici (tale il caso di Atalanta, Lazio, Napoli)

Ora, che ognuno tragga le proprie conclusioni.

di: Ferrante