Endgame Chelsea-Juventus 4-0

Endgame Chelsea-Juventus 4-0

Tredici tiri a quattro, quaranta per centro di possesso contro sessanta, quarantacinque minuti passati nella propria metà campo. Sì, però di occasioni vere ne hanno avute poche. Sì, però il gol non era proprio regolare. Ma sì, chi si accontenta gode. Il primo tempo regala ancora una volta una prestazione da provinciale, ma c’è da giurare che se fosse capitato a noi segnare un gollonzo su calcio d’angolo, saremmo lì a farci beffe del possesso palla sterile degli avversari, di Allegri che incarta Tuchel e altre amenità del genere.

E invece, pensa un po’, finiamo sotto e non abbiamo idea di cosa fare per pareggiare. Il 4-3-3 di Allegri vede un tridente inedito, con Morata in mezzo a Chiesa e McKennie. A centrocampo il povero Locatelli arranca, affiancato da due mummie riesumate dalle catacombe, Bentancur e Rabiot. Praticamente giochiamo senza mezzali, non un dettaglio se il modulo è, o vuole essere, un 4-3-3. Morata è lontano, già di suo fa fatica a giocare spalle alla porta, figuriamoci se deve farlo sistematicamente perché non ci sono centrocampisti che facciano un lavoro decente tra le linee.

Nel secondo tempo il copione si ripete identico. La Juve non riesce a uscire dalla propria metà campo, anzi spesso e volentieri dalla propria trequarti: imbarazzante. Alla fine il risultato si adegua a quello che il campo sta dicendo fin dal calcio d’inizio: in due minuti James e Hudson-Odoi mettono Ko una Juve senza idee, senza grinta, senza organizzazione. L’encefalogramma è quasi piatto, nessuna reazione apprezzabile, non si salva praticamente nessuno e il Chelsea non si scompone.

Inutile persino ricordare che la figuraccia avviene contro una squadra fortissima ma pur sempre priva dei suoi due giocatori più forti in attacco, Havertz e Lukaku. Non che nel frattempo fossimo andati in orbita, ma questo è un ritorno a terra abbastanza traumatico: il poker del Chelsea ci sta tutto, dove pretende di arrivare una Juventus del genere?