Endgame Serie A – Prima parte

Endgame Serie A – Prima parte

Con la miglior partita dell’intero secondo ciclo allegriano, la Juventus batte la Lazio di Sarri e ottiene i tre punti. Sale in terza posizione e allunga la striscia di vittorie consecutive a sei, mantenendo blindata la porta difesa da Szczesny con la miglior difesa di campionato. Sembrano numeri di una rinascita inimmaginabile fino a poche settimane fa, ma sarà davvero così?

Una considerazione prima di ogni altra: la distanza dalla vetta è invariata da ormai tempo immemore [-10], visto il cammino dello stellare Napoli, per cui prima di lanciarsi in idee di rimonte scudetto e discorsi simili sull’onda dell’entusiasmo, è saggio restare cauti e coi piedi per terra. La striscia positiva è servita soprattuto a recuperare terreno sulle inseguitrici, che non è comunque poca cosa. È pur vero che la classifica è cortissima e basta un pari per trovarsi da secondi a quinti, e viceversa, ma meglio essere secondi che quinti e comunque saldamente nel gruppone.

Continuo con gli aspetti che personalmente considero negativi e che mi consigliano il cauto realismo di cui sopra. Non posso considerare la Juventus “guarita”, qualunque fosse il male che la affliggeva. Dopo quindici mesi di un calcio impresentabile e risultati mediocri e mai all’altezza, questo pugno di partite non mi dicono niente di speciale. Sarei stato molto curioso di vederne altre quattro o cinque, allora avrei potuto esprimermi con più cognizione di causa.

Ma visto che così non è, tocca registrare che la striscia, e i suoi numeri fantastici, nascondono non poche beghe, basta citare il primo tempo conto l’Inter o l’intera partita a Verona per capire di che parliamo. Verrebbe da pensare a una Juventus ancora brutta [e incompiuta], ma forse più solida dietro, proprio come dovrebbe essere nei pensieri del Mister che la allena. E che quindi sfanga gare che nella prima parte di stagione pareggiava o perdeva sistematicamente.

Certo è comunque un miglioramento, e poi da Allegri non possiamo che aspettarci Allegri. Ma qui cominciano i dati positivi, o per meglio dire i segnali di qualcosa di molto diverso dal recente passato e dalla storia allegriana. Nella partita contro i biancocelesti si è potuto notare per i 95 minuti, ma a sprazzi alcuni di questi segnali si sono intravisti in molte altre gare tra le sei vincenti.

Il primo dato è che la squadra è meno bassa. Cioè resta sempre bassa, ma rispetto alla trincea scavata nell’area piccola, lo è meno. In alcuni frangenti la difesa è anche meno posizionale e più aggressiva, forse è merito del modo di interpretare ruolo di Bremer da quando si gioca a tre. Altro dato è la famosa quadra, la stabilità del modulo e i principali interpreti, se pur trovata in piena emergenza, sembra aver lasciato indietro una fase di completa confusione e sperimentazione.

Dopodiché c’è l’atteggiamento, e non mi riferisco solo all’intensità, la determinazione, lo spirito di gruppo e cose del genere, ma alla specifica circostanza di quando si va in vantaggio. E la squadra continua a “giocare”, sempre a modo suo e ancora con le tipiche lacune che conosciamo, ma non esce dalla partita, non si mette dietro in 11 a difendere l’1-0 coi denti, e prova comunque a pungere l’avversario per trovare la via del gol. Ultimo ma non ultimo, e anche correlato a quanto detto fin qui, è anche lo scomparso e più tipico esempio di cagonismo, le sostituzioni.

Ci siamo abituati per lungo tempo, dalla barazagliata in poi, a cambi estremamente conservativi in caso di vantaggio anche di sola mezza rete. Nelle ultime gare Allegri ha fatto semplicissime e banalissime sostituzioni ruolo-per-ruolo, anche con tre reti di vantaggio. Niente più piogge di difensori, col risultato che l’assetto tattico è rimasto uguale e la squadra ha tenuto il campo meglio fino allo scadere senza andare in affanno.

Non sappiamo se sono segnali di un reale cambiamento, seppure timido e per nulla rivoluzionario, nel calcio di Allegri, ripeto che avremmo dovuto vedere altre 4 o 5 partite per averne idea, ma lo sapremo probabilmente alla ripresa. Sarebbe comunque una notizia non da poco, vista la deriva dogmatica che le sue idee hanno preso nel tempo. Ma quelle elencate, sono tutte scelte in controtendenza rispetto alle sue più tipiche e standardizzate.

Vedremo cosa succederà e dove questo ci porterà, intanto c’è un mondiale di mezzo con tutte le incognite del caso di una stagione così anomala. La seconda parte di questa Serie A sarà una storia nuova e completamente slegata da questa, ma unita dal calendario e la somma dei punti, ci sarà una Europa League da giocare il giovedì e la Coppa Italia con un calendario congestionato, a dir poco. Insomma, ci sarà da divertirsi. Buona sosta.